Coffee machines

1949 – Coffee Machine ”La Cornuta” – Gio Ponti for La Pavoni

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1953 – Coffee Machine ”Modello 53” – Gio Ponti, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli for La Pavoni

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1956 – Coffee Machine ”Concorso” or ”Diamante” – Enzo Mari, Bruno Munari for La Pavoni

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This relationship with La Pavoni, as many others which bonded Giò Ponti to other names and products, above all suggested a distinction between art and design which was not too strict. Ponti appreciated artists’ and artisans’ skills, on one side, and the contribution provided to projects meant for large-scale production on the other. Ponti used to say that learning from the former would lead to the success of the latter. When somebody asked him if a piece of furniture designed by him was a “current production model”, he replied “it will be, once the public adopts it”. Art and current production models were to become different stages in the history of the artist’s output: current production models were born as a work of art and had the same dignity. Their function or materials were not parameters whereby the artistic work could be defined. For Ponti there were no differences in value among different materials: both silver or paper could be indifferently explored. It is only the work done on a project, the time and imagination devoted by the designer to the material that grant it value and make it precious. In this regards, Ponti said: “The most durable raw materials are not cement, wood, stone, iron, steel, aluminium, pottery or glass: but art in manufacturing is the most durable raw material; it is always the base raw material”. For Ponti only the project quality counted.

Questa relazione con La Pavoni, così come molte altre che legheranno Giò Ponti ad altri nomi e prodotti, è soprattutto sintomatica di una distinzione meno rigida tra arte e design. Ponti apprezzava le capacità dell’artista/artigiano, da un lato, e il contributo da lui dato al progetto per la serie, dall’altro. Ponti affermava che imparare dall’uno portava al successo nell’altro. Quando gli chiedevano se un suo mobile era “di serie”, rispondeva “lo sarà, quando il pubblico lo adotterà”. Arte e serie diventano momenti diversi nella storia dell’opera dell’artista: l’oggetto di serie nasce come oggetto d’arte, ne ha la stessa dignità. La funzione o il materiale non sono parametri di definizione di un lavoro artistico. Per Ponti non esiste differenza di valore tra i materiali: argento o carta indifferentemente possono rappresentare terreno di indagine. E’ solo il lavoro di progetto, il tempo e l’immaginazione spesi dal progettista sulla materia che la nobiliteranno, rendendola preziosa. Ponti afferma a tale proposito: “ Non il cemento, non il legno, non la pietra, non il ferro, non l’acciaio, non l’alluminio, non la ceramica, non il vetro, sono le materie prime più durevoli: ma l’arte, nel costruire, è la materia prima più durevole; è sempre la materia prima” . Per Ponti è solo la qualità del progetto che conta.

 

Sources:

http://www.lapavoni.it/LP_MONOGRAFIA.pdf

http://www.italianways.com/la-pavoni-concorso-bellezza-vincente/

Vitta M., Il progetto della bellezza – Il design fra arte e tecnica 1851 – 2001, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2001  – info and historical context